La prima impressione è di disorientamento, persino
di disagio. Che ci stanno a fare quelle scarpette rosse? Cosa
significano quelle orme d’un piede femminile? Poi, magari con l’aiuto
di qualche didascalia o della voce suadente di Franca Battain, si
comincia a capire: o meglio si entra nel miracolo che la pittura fa
dolcemente lievitare davanti ai nostri occhi. L’immagine si
tramuta, pian piano, in metafora; e la metafora in poesia.
In un grande dipinto appare, pur avvolta nello spazio cosmico, la
sagoma inconfondibile della Basilica veneziana della Salute. Non è
un’architettura soltanto: è il simbolo primo del miracolo. La
Vergine salvò tre secoli fa, la città dalla peste. In alto svetta
una grande cometa bianca e gialla, su cui si inseriscono
ritmicamente alcune scarpette rosse. Sono le scarpette della
Madonna: la cui forma è desunta cripticamente da un’antica
reliquia conservata in un convento spagnolo. Tutto appare chiaro:
sia i passi lievi della Madonna che diventano una sorta di “cammino
dell’anima”, sia la forza salvifica che ne emerge. Venezia, la
città armoniosa che salda natura e presenza umana, diventa il
grembo materno in cui si verifica questo slancio verso il cielo,
questa ascesi che ci coinvolge. Una bianca colomba è là, a
significare ancor più il volo cui ci accingiamo con purezza di
spirito. Che il miracolo possa ripetersi ancor oggi? Un miracolo di
salvezza e di pace?
Anche gli altri quadri di Franca Battain sono nella stessa
direzione. La rappresentazione (nel caso la leggenda delle scarpette
della Madonna) è finalizzata ad un significato simbolico. Appunto:
tutto diventa metafora o apologo. Sotto la pelle così sensibile
della pittura si cela la vita stessa: magari attraverso un rito
propiziatorio o apotropaico. Il fatto è che bisogna saper leggere,
cioé squarciare il velo che ottunde solitamente i nostri sensi. Non
a caso un grande mistico spagnolo, Juan de la Cruz, soleva
pronunciare dai pulpiti delle cattedrali di Toledo o di Salamanca
una frase che certamente colpiva i fedeli: “Non siamo qui per
vedere. Siamo qui per non vedere”. Intendeva dire che non dobbiamo
limitarci ad esercitare i nostri sensi, ma a superarli: proprio per
cercare di “vedere l’Invisibile”, cioé Dio. Nel campo dell’immagine
serve appunto qualcosa che vada “oltre”: che non si fermi cioé
alla mera seduzione estetica.
Qui sta la scommessa di Franca Battain: La capacità di caricare
l’immagine di una forza che è quella dello spirito. Il cosidetto
“stile” vien dopo: cioé può arrivare - come in lei è arrivato
- spontaneamente nel momento stesso del fare. Anzitutto occorre “credere”.
Il racconto che ha per protagonista le scarpette della Madonna nasce
da una esperienza lontana: quella delle scarpe del padre, che ella
pateticamente ha fotografato in situazioni diverse ma in un contesto
sempre di alta intensità emotiva, magari sul lago tra le montagne o
sul letto della vecchia casa familiare. Tutto riconduce ad un’unica
finalità: persino l’eco di suggestioni popolari come la fiaba di
Cenerentola o il film “Le scarpette rosse”. Appunto: il “cammino
dell’anima”.
Ecco allora apparire, in un altro grande quadro intitolato “La
mezzanotte di Blimunda”, il fascino di un episodio del “Memoriale
del convento” di Saramago, con la nitida immagine della scarpetta
ingigantirsi nel viluppo del Cosmo celeste. Ecco altre scarpette
inserite in una Venezia sognata; e altre ancora legate a
reminescenze letterali o sociali (“Donna sotto il burqua”). Ecco
la stessa grande istallazione che, pur nell’apparenza enigmatica,
riprende il motivo della Vergine, con le orme delle scarpette
attorno ad una sintetizzata “scala celeste”: e qui c’é tutta
una simbologia dedicata alla “Discesa della Vergine” (la stessa
Franca Battain ne chiarisce l’affascinante interpretazione. Note
commoventi e note argute; fantasie surreali e meditazioni
spirituali.
È chiaro che non basta “cosa” raccontare; ma “come”
farlo. Qui si inserisce il discorso sullo stile di Franca Battain.
Anzitutto ci troviamo di fronte ad un’artista dall’estrema
libertà creativa: un’artista non convenzionale, che ha combattuto
le sue battaglie culturali e sociali con rara passione; un’artista
colta e, come si suol dire, “impegnata”, poliedrica nelle sue
attività, sempre volta ad approfondire le tematiche del dolore,
della forza esistenziale, della comunicatività, dell’amore. Una
donna di questo tipo non poteva limitarsi, come fanno molte sue
colleghe, ad una sigla, cioè alla ripetizione di un motivo di base.
La continua creazione è lo stimolo per sempre nuove fantasie.
Quest’ultimo ciclo sul “Cammino dell’anima” ha un’intonazione
lirica, certamente di origine spirituale e religiosa. Quindi l’impianto
esecutivo sfiora il tono di una favola surreale (e può esservi,
almeno in certi quadri, l’eco di Chagall). Il fatto è che l’artista
coglie gli spunti dove le sono consentanei. La scarpetta diventa un
pretesto: la simbologia che da essa promana si tramuta in energia
cosmica, in afflato dello spirito. La pittura talora si fa netta,
timbrica, intrisa (e magari ne risalta il rosso delle scarpette); di
una luce limpida, con colori vividi talaltra si scioglie come in un
pulviscolo, tenera e screziata nei finissimi cangiantismi di tono
(ed ecco il diffondersi dei celesti e dei gialli-oro).
È proprio così: Franca Battain sa adattare ogni volta la
qualità pittorica all’intento espressivo. Ciò che rimane,
indissolubile, è l’impronta personale. Tutto è mutevole nella
vita; e noi assorbiamo l’aria (e la cultura) che ci gira attorno.
Ma tutto è anche “scritto” nel nostro Dna. Guai a falsare
questa “verità biologica”. Franca Battain ci tiene ad essere
anzitutto se stessa: con le sue ansie e le sue malinconie, con la
sua forza d’animo e con la sua dolcezza, con il suo impegno di
donna e la sua nostalgia di un mondo ideale.
Alla fine lo sconcerto iniziale sparisce. Chi si trova di fronte
a queste opere ne intuisce il significato e poi via via, sia pur
lentamente, lo chiarisce. Quel che appare diventa una testimonianza
di fede: quindi un conforto, un balsamo per tutti noi che cerchiamo,
affannosamente, la luce dello spirito.
Paolo Rizzi
Venezia 24-03-03 |