La molteplicità degli interessi artistici - a loro volta
materializzati in diversificate tecniche espressive - ha portato Franca Battain ad
interpretare uno degli argomenti più complessi del pensiero scientifico: l'origine della
vita. Dai primordi (e qui penso alle cosmogonie dei presocratici) fino alle più
recenti ed articolate ipotesi della scienza contemporanea e in particolare della biologia,
ogni riflessione sul divenire del mondo e del genere umano ha seguito due strade, una
scientifica, quasi utilitaristica e che ha portato ai recentissimi sviluppi della
manipolazione genetica. Una seconda, più riflessiva, filosofico-interpretativa che
ha indotto molti artisti a proporre le più complesse ponderazioni sulla vita. Ogni
riflessione su tale argomento, proposto dall'arte, oltrepassa il linguaggio scientifico,
diventa, nella mutazione cui va soggetta l'individualità espressiva, elemento del
linguaggio artistico.
Battain però non ci propone alcunché di
gnoseologico o epistemologico. Non risale alle fonti della scienza, non investiga
sui modi della ricerca scientifica, né tanto meno si sofferma nell'indagare i limiti
della scienza stessa. Il divenire del genere umano è letto dall'artista con un
filtro psico-naturalistico; con quel coinvolgimento dell'essere dapprima donna che, in
quanto tale, "porta con sé la potenzialità della maternità" (sono parole
sue), che porta con sé - sempre in quanto donna - gli elementi del perpetrarsi della
vita.
Di questo divenire la biologia, nel suo
linguaggio scientifico, scarno e asciutto, ci ha ormai detto moltissimo. Anzi la
stessa scienza è già in grado di creare il doppio, di ripetere ciò che la natura crea
di unico. E proprio questa unicità, quest'immutabile modo di generare la vita che
stimola l'artista ad indagare su quest'argomento servendosi dei linguaggi artistici ora di
uso frequente.
Nelle opere di Franca Battain, avanti a
tutto, sta la donna, come portatrice della vita, come tassello necessario ed
insostituibile del divenire del genere umano. L'artista si manifesta dopo, nella
capacità di utilizzare le forme espressive che l'arte contemporanea offre.
Installazioni e video rappresentano (fin dagli anni sessanta alle ultime Biennali di
Venezia) i nuovi linguaggi dell'arte attuale. Queste forme espressive appaiono
lontane dalla pura fattualità, dalla capacità materiale di fare. Si propongono
come veicoli comunicativi, veloci ed immediati, pronti a raccogliere il movimento che la
pittura non sempre è in grado di rappresentare.
Tramite questi nuovi media si possono
materializzare sensazioni in costante mutamento; mediante la registrazione del tempo viene
alterato il rapporto con il immediato; nuovi spazi illusori vengono così creati.
Il video, realizzato dall'artista, mescola
i sentimenti semplici e primordiali, originati nell'azione del percepire la nuova vita,
che si manifestano con i mezzi artefatti ed invadenti delle nuove tecnologie della
comunicazione.
L'attuale (la percezione) e l'immutabile
(la vita) si confrontano, dialogano tra loro, s' intersecano, mentre altri linguaggi,
quello poetico e quello scientifico, indagano sull'esistenza e sulla sua genesi.
Il concetto, su cui l'artista si sofferma,
nasce dal rapporto dialettico tra contenente/contenuto, in questa duplicità dell'essere e
del divenire si concentra la sensazione percettiva dello spettatore. L'artista
propone un punto di partenza, un inizio, un big-bang dal quale si genera il segno, come
simbolo della presenza dell'uomo che si fa testimonianza del suo essere parte
dell'universo.
Quest'idea di divenire del genere umano e
del mutare della materia si trasforma in segno, in un gesto materiale, vivo e reale che
appartiene alla pittura. Un segno energico, forte, dinamico pronto a registrare una
sensazione primordiale, pronto a raccogliere ogni energia, ogni mutamento del divenire.
In questa metafora trova posto il ventre
materno, meccanicamente ripreso nella sua effettiva raffigurazione, mentre i versi
poetici, come segni significanti, attraversano le schermate del contenente.
Il forte messaggio si esterna anche in
quell'ampia simbologia del vulcano, come elemento di comunicazione del grande ventre che
è la terra. Non è un percorso pretenzioso, quello seguito da Franca Battain,
perché il big-bang, quest'ipotetico principio dell'universo, si perde certo nelle sue
origini, ma quotidianamente si manifesta nelle espressività dell'arte.
Là nella transletteratura
Alfabeto degli alfabeti
linguaggio inconscio
del nostro sentire
Là l'io e il tu: specchio interiore
bambino bambino bambino ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh
primo vagito... incanto
scritture della natura
traccia il tuo segno: umano sentire
veglia la tua notte e il tuo giorno
Mia dolce amica non vuoi lasciare
il tuo fantasma partorire partire apparire
ma non con falsi cordoni d'ombelico
legare insieme corpi inesistenti insistenti in stenti
dire con nuove carni di vetro carni di carne
caninamente alla luna latrando dal foglio visivo
teleazzurrando il ricordo del figlio
pozzo profondo
in tondo al pazzo possesso dell'ossesso
in fondo negando il sesso il nesso il riflesso
il rapporto malaccorto l'aborto
sconforto mentre il cielo sopra il porto
sembra un televisore sintonizzato su un canale morto.
A Te Madre Terra
Invio il mio doloroso e gioioso saluto!
A Te Madre dell'Universo
Invio il mio segreto-mistero
Buio della notte
SEME GERMINALE
Circolare ritorno e rettílineo
Andare verso lo Spazio,
in diagonale big bang ...
Vorrei possedere
il Senso dei sensi
nella penombra della Notte
vorrei possedere
un Raggio di Luce
all'alba del Giorno
nell'aurora del Sentire
nel mezzogiorno della Vita
nel tramonto della Quiete
nella Notte delle Notti
nell'oscurità della Luna
Franca Battain è artista
multimediale ed esprime la sua capacità creativa attraverso pittura, scultura, grafica,
poesia, video, critica d'arte ed impegno civile. Si laurea all'Università di
Padova (con tesi in sociologia dell'arte) e completa la sua formazione culturale
frequentando i corsi di noti maestri F. De Rocco, C. Magnolato, R. Licata.
Ha condiviso per molti anni lo
studio, in via del Rastrello, con il maestro fraNevino con il quale stringe un'amicizia
per affinità intellettuali e spirituali.
Dal 1972 compie soggiorni di studio e di lavoro (periodicamente a
Parigi) che l'hanno portata ad approfondire l'arte in Europa, in Medio Oriente ed in
Asia. Si interessa del pensiero creativo applicato al linguaggio verbale e visivo
attraverso studi, sperimentazioni presso istituti di psico-sintesi, di yoga e di
meditazione.
Dal 1963 al 1975, abita a Mestre e frequenta l'ambiente
veneziano e padovano; in questo periodo nasce il ciclo "Ricerche cosmiche Yoga",
sono più di 300 opere, su vari tipi di stoffe, in cui l'artista trasferisce
l'immediatezza del gesto in un contatto biopsichico spirituale con il colore e i
materiali; opere che vengono esposte per la prima volta nel 1977, alla Galleria d'Arte
Grigoletti di Pordenone.
La scienza occidentale e le filosofie orientali le permettono di
immaginare e rappresentare forme biologiche nello spazio celeste. Da questo momento
intraprende un cammino fantastico dal "Ventre" del cielo con buchi neri e
galassie al "Ventre" della terra con i suoi vulcani per approdare al
"Ventre" materno in cui si traccia il nostro primo alfabeto.
Una ricerca di trenta anni sulle possibilità del "Segno
Interiore dell'Universo' che trova la sua sintesi nell'installazione video, dal titolo
'Magia del Ventre e Big Bang del Segno". Negli anni '80 approfondisce,
attraverso il metodo dell'analisi immaginativa", il concetto biopsichico dell'origine
del segno ed immagina un viaggio artistico all'interno del ventre materno per recuperare
una scrittura fantastica prenatale, senza riferimenti con gli alfabeti storici.
Nel 1992 consolida l'amicizia con Sara
Campesan che la invita ad esporre con l'opera "Psico-analisi: Scrittura e
Colore", al Centro Ricerche Artistiche Contemporanee Verifica 8+1 di Mestre.
Negli anni '90 trasforma le scritture
attraverso la fotografia e il video, gioca sulla forma del ventre materno e ne racconta la
storia con il linguaggio della pittura, dell'ecografia, della fotografia e nel 1996 con
l'installazione-video "Magia del Ventre e Big Bang del Segno", è al Festival
Internazionale di Cinematografia di Sacile "Naturale Artificiale".
Le opere letterarie pubblicate rivelano un
altro aspetto delle sue ricerche grafiche e tematiche; poesia e disegno sono associati in
un gioco di corrispondenze che li rende indissociabili:
"Eva Per Eva" ed. Il Candelaio Firenze 1983.
"Linea e punto veneziano", ed. Centro Internazionale della Grafica di
Venezia 1986, è presentato alla Galleria Venezia Viva dal poeta Mario Stefani e S.E.
Parrino;
nel 1988 alla Casa Delle Regole di Cortina D'Ampezzo da Milena Milani, in omaggio alla
mostra di L. De Luigi, al Teatro Ridotto D. Alighieri (Mercatino Della Poesia) da G.
Maioli a Ravenna, da Luciano De Carli a Levico-Terme.
Pubblica inoltre "Donne a 13
anni" ed. Rebellato, "La Favola del Prostituto", illustrata da Gina
Roma con la quale si unisce in un sodalizio culturale. Scrive per il
"Momento" di Pordenone e altri giornali, collabora per centri e gruppi di
ricerca: "Centro Interdipartimentale Studi e Colore" dell'Università di Padova,
con Luigina De Grandis e il Gruppo Colore I della Biennale di Venezia, per la Libreria
delle Donne di Parigi e la Libreria delle Donne di Mestre.
E' fondatrice di movimenti
federalisti e pacifisti, per i quali dipinge 30 mq sul tema della "Guerra del
Golfo", documentati in una mostra didattica dal titolo "Genesi di un
pianeta", organizzata dal Comune di Mel, Mel-Arte, con il patrocinio della Regione
Veneto e della Stampa Bellunese, al Palazzo delle Contesse, 1991; una parte dell'opera in
anteprima è esposta nel 1990, alla Villa Comunale di Portogruaro dal Comitato per la
Pace.
Collabora con testi poetici e disegni con
I:Editoria Universitaria di Venezia nella manifestazione "I poeti A Le
Colonete".
Ha promosso manifestazioni artistiche e
culturali per l'Unione Europea e le Nazioni Unite. Presenta al Convegno
Internazionale, presieduto da Simone Veil, "Les femmes D'Europe devant
Maastricht", tenutosi in Francia nel 1992, la proposta del suo acclamato programma
per la costruzione di una reale cultura complementare tra uomini e donne. Si
incontra a Parigi con il critico d'arte Laurent Danchin, specialista dell'Art Brut e del
pensiero di Dubuffet, con il quale nasce una profonda intesa culturale e la incoraggia a
continuare la sua ricerca.
Dopo aver prodotto più di un migliaio di
studi sulle scritture prenatali elabora un nuovo ciclo sulle scritture della natura,
assumendo come simbolo pittorico il vulcano.
Inserisce, spesso, nelle sue opere i suoi
testi poetici e crea il ciclo delle "lettere', delle "vetrine" dei
teatri", dei "paraventi-libro", delle "terre cotte", del "Il
doppio" in un continuo gioco di rimando tra immagine e parola e nel 1993 è alla
mostra itinerante (Treviso, Budapest, Salisburgo, Zagabria, Dubrovnik) "Goldoni su
carta' Le Venezie.
Nel 1994 è invitata, con il libro
d'artista, alla Sesta Biennale Donna, Palazzo Massari di Ferrara e con il ciclo dei
"Vulcani" alla Prima Rassegna di Arte Italiana Contemporanea al Museo di
Pechino, organizzata dalla Galleria del Libraio di Treviso e dall'Accademia Cinese di
Cultura Internazionale
In seguito, compone la serie
"Patchwork vulcanico dell'amore", ed è alla Prima Biennale Internazionale di
Arte Contemporanea Trevi Flash Art Museum, 1998.
Dopo un lungo percorso spirituale, inizia
un nuovo ciclo dal tema "Dov'è Cenerentola?" Recupera ed interpreta, in chiave
moderna, le fiabe, in particolare "Cenerentola e Scarpette Rosse", e
l'oggetto-scarpa nei suoi molteplici significati diventa la protagonista dei suoi ultimi
lavori. Dal 1999-2000 al 2001 partecipa su invito del Centro per la Cultura e le
Arti Visive Le Venezie alla Rassegna Internazionale itinerante in Europa (Palazzo dei
Trecento, Villa Letizia Treviso, Sale del Bramante- Roma, Palacio Das Calveias-Lisbona,
Espace Pierre Cardin-Parigi) con l'opera "La Mezzanotte di Blimunda: ora, giorno,
mese, anno, zero".
E' presente con otto aforismi nella
pubblicazione "Un sottil pensèro" Ed. Del Girasole (Ra).
Per la Pro Loco di Portogruaro dipinge 30
piatti originali sul tema del "Gioco dell'Oca", Fiera di S. Andrea.
Ha realizzato un centinaio di mostre tra
personali e collettive (per motivi di spazio ne sono citate alcune). Sue opere si
trovano presso collezioni private e musei in Italia e all'estero.
Molte sono le recensioni tra cui RAI1, RAI 3, The National Museum of
Woman in the Arts Washington